L’esperimento di incontrarti per la prima volta

nuovo territorio

Conoscere il proprio Human Design è molto semplice, basta ricevere la propria analisi individuale, ma trasformare questa informazione in una esperienza sostanziale, che faccia una reale differenza nella propria vita, non è per tutti, richiede tempo e dedizione, e soprattutto è un viaggio che si affronta da soli. E’ un salto nel vuoto. Significa accogliere la vertigine che la nostra mente sperimenta di fronte alla domanda “e quindi ora che faccio?” e imparare a conviverci, come si impara a rimanere equilibrio su una bicicletta, ovvero un po’ alla volta, continuando a pedalare. Si tratta di un viaggio non sempre piacevole e certamente pieno di sorprese e ricompense, ma prima di tutto è necessario essere disposti a mettere in discussione l’idea che ci siamo costruiti di noi stessi e del mondo intorno a noi. Bisogna permettersi di ripartire da zero, non tanto nella nostra vita, nelle relazioni o nel nostro lavoro, ma prima di tutto nel rapporto che abbiamo con noi stessi. E’ un processo lento di disidentificazione dai propri pensieri e destrutturazione delle proprie abitudini, fobie e dipendenze, ma tutto ciò non è qualcosa che si fa attivamente, è un effetto collaterale del seguire ciò che in Human Design chiamiamo la propria strategia ed autorità interna, in altre parole cominciare a riconoscere e rispettare le limitazioni e l’intelligenza di ciò che ci rende diversi da chiunque altro.

Incontro molte persone, la maggior parte con le emozioni non definite, che hanno chiara la consapevolezza di quanto sia importante per loro intraprendere questo viaggio ma stanno ‘aspettando il momento giusto’, aspettando che in qualche modo la pressione e le esigenze del mondo materiale diano loro una tregua, si calmino temporaneamente in modo che possano affrontare questa esperienza ‘per bene’, trovo tutto ciò davvero paradossale perché mi risulta evidente quanto l’essere sopraffatti da questa pressione e queste esigenze sia in gran parte il risultato della distorsione che ci pervade quando non rispettiamo la nostra natura e che questa condizione sia quindi il terreno fertile ideale per iniziare a rendersi conto di cosa significhi onorare la propria unicità invece di essere solo un’altra ruota dell’ingranaggio sociale. Sfortunatamente l’essere umano è predisposto geneticamente ad essere condizionato dalla meccanica del gruppo, che preferisce sognare, progettare, e lavorare per un futuro ‘migliore’ piuttosto che confrontarsi con la realtà che ha di fronte. E’ proprio questo uno dei  condizionamenti che Strategia e Autorità Interna possono scardinare ma occorre abbandonare il confort della razionalità e fare il primo passo nella neve fresca.

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